A Milano “Martinitt” è una parola magica: c’è anche un teatro dove è tornata la commedia intelligente

Tra i begli effetti collaterali di avere un blog c’è che ogni tanto, aprendo la posta, trovi un invito a qualcosa che non conosci, non sapevi esistesse, ma che ti incuriosisce. Ora, confesso che incuriosire la ciabattinasx (e mi sa anche la ciabattinadx, ma ve lo confermerà lei) non è cosa poi così difficile.

biglietto

Ma insomma poco tempo fa arriva questo messaggio dal Teatro Martinitt (noi abbiamo parlato di questa istituzione così milanese ma non del teatro), che ci invita a chiacchierare delle loro iniziative e poi a vedere lo spettacolo in corso, Prendo in prestito tua moglie. Come dire di no?

Ed ecco che ieri a bordo di un potente scooter le ciabattine partono alla volta del teatro, che sta, è vero, un po’ in periferia, ma è una struttura bellissima, una specie di isola d’epoca in una zona che era industriale e sta diventando post-industriale, e dotata di parcheggio (il che sappiamo che a Milano è un plus mica da ridere). Dopo chiacchiere e aperitivo, entriamo nel teatro, e non so per voi ma per me c’è sempre qualcosa di speciale nel sentire le luci che si spengono, il brusio che si affievolisce, l’attesa che si ispessisce mentre il sipario sta per aprirsi.

teatro martinitt

E’ una bella commedia, Prendo in prestito tua moglie. Classica: nelle situazioni, i qui pro quo, i malintesi, i doppi sensi; nella recitazione, romanesca senza esagerazione; nel finale, corale, luccicante, festoso; nella morale e nell’insegnamento, forti e precisi ma presentati con leggerezza e naturalità. E allegra. Per cui per due ore ti dimentichi i colleghi sgradevoli, le incombenze non svolte, il traffico, l’autunno, la spesa e chi più ne ha più ne metta. Credo la commedia sia nata per questo: per rappresentare i nostri timori e riderci sopra, che magari così ci fanno meno paura. Credo che il teatro sia nato per questo: per condividere i nostri timori e riderci sopra, o piangerci sopra, che magari così a tutti insieme e da un palco ci fanno meno paura.

Qui un assaggio della commedia:

Infine, quel bel momento di scioglimento della tensione che è la chiusura del cerchio, con gli attori che raccolgono gli applausi e in questo caso anche l’autore che sale sul palco a salutare, è stato ieri sera particolarmente caldo e affettuoso, come se davvero si fosse creata, anche solo per un attimo, una comunicazione circolare e una corrente positiva tra attori, pubblico e autore.

chiusura scena

Penso di poter parlare anche per la ciabattinadx nel dirvi, cari lettori e visitatori, abituali o occasionali che siate, dirvi che sì, tornare a teatro fa bene. E una commedia, se intelligente e ben diretta, può farvi passare una gran bella serata!

ps Mi scuso per la qualità delle foto, che questa volta è veramente pessima. A mia discolpa, invoco la situazione luci…

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Happy popping: tutto quello che avreste voluto condividere e non avete mai osato chiedere.

Condividere o non condividere, questo è il problema. Sono matematicamente certa che oggi il buon Shakespeare riscriverebbe il famoso monologo di Amleto così. Perché ora la condivisione è tutto, sia “social” sia… sociale, a tutti i livelli. E Milano by Morning, la rubrica delle curiosità diurne milanesi, lo può ben confermare. Proponendovi una condivisione “dal vivo” (non la solita condivisione sui social media di foto/parole/canzoni eccetera), un’esperienza che abbraccia un po’ tutti, ma in prima battute mamme e bimbi. Sono proprio le mamme, si sa, ad aver dato vita a una community digitale immensa, per mettere in comune problemi e racconti quotidiani, e non vivere “in solitaria” l’avventura della maternità. E pensando a loro sono nati piacevoli spazi di aggregazione, dove ritrovarsi e vivere insieme ciò che si farebbe a casa propria, talvolta sentendosi un po’ isolate. Una delle attività da condividere? La poppata! A Milano in breve tempo si sono moltiplicati i luoghi che accolgono mamme e neonati, targati “Happy Popping”, ove allattare e cambiare il pannolino. Non solo Ikea, ma anche bar, ristoranti, cinema e musei: per sapere quali sono basta cercare la vetrofania che vi indichiamo qui di seguito.

Ecco la vetrofania che segnala i luoghi della "poppata felice" anche in compagnia di altre mamme

Ecco la vetrofania che segnala i luoghi della “poppata felice” anche in compagnia di altre mamme

Ma Laura-Dì, per le mattine Ciabattine, ovvero Milano by Morning, ha fatto un passo in più: ha trovato uno spazio cittadino che fa davvero della condivisione il suo leit-motiv. Si chiama Mamusca, e la mascotte è una matrioska: sì, perché al suo interno sono racchiuse tante idee realizzate in concreto. Non più sole, le mamme si trovano la mattina nella parte retrostante del negozio per allattare e ancor più per raccontarsi l’esperienza di madri così come di donne, di lavoratrici, di compagne. E i piccoli colgono di sicuro vibrazioni positive, assaggiando anche la prima esperienza di socializzazione. In aggiunta Mamusca ha una simpatica caffetteria, la libreria “Libri di Luna”.. e i bambini possono divertirsi con giochi tutti di legno realizzati in Italia e nel pomeriggio ritrovarsi anche per fare i compiti. Anche le superfici dei tavoli ripropongono giochi classici intelligenti…

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Photo: Laura Donati

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Photo: Laura Donati

L’età di Mamusca è molto vicina a quella dei bimbi: ha appena festeggiato il suo primo anno di vita. E per celebrarlo? Tutti gli amici del quartiere hanno condiviso (ancora una volta!) di tutto: nelle strade hanno portato tavoli, sedie, cibo, qui è intervenuta anche la celebre Banda degli Ottoni a Scoppio e sempre sotto il segno del “progettare insieme” Paola della Pergola (vi ricordate la signora che guida nella tintura con le foglie?) ha sferruzzato in buona compagnia realizzando metri e metri di filato. Con questo hanno rivestito a festa gli alberi e i pali della luce delle vie: un ornamento che più di ogni altro ha testimoniato il calore della condivisione!

Sferruzzare & condividere: così si sono prodotti i filati per vestire a festa il quartiere

Sferruzzare & condividere: così si sono prodotti i filati per vestire a festa il quartiere (photo:Laura Donati)

Anche i pali fanno la loro bella figura (photo:Laura Donati)

Anche i pali fanno la loro bella figura (photo:Laura Donati)

P.S. per un “incontro ravvicinato” con Mamusca, trovate tutte le info qui: http://www.mamusca.it

 

E domani… Gooooood morning Milaaaano!

Un piccolo memo: domani torna la mattina Ciabattina con la rubrica Milano by Morning, quella un po’ “di servizio”, che vi racconta le curiosità da scoprire e le attività da fare a Milano nelle ore antimeridiane, o comunque diurne (perchè della Milano by Night si parla già tantissimo!). Al fianco di Ciabattinadx c’è sempre Laura-Dì, che in giro per la città trova le idee utili per tutti. Allora a domani, al grido di……….. con piacere lo faccio dire all’indimenticabile Robin Williams, che qui prende in prestito anche la voce dell’amico Giuseppe Ardia.

 

La pianta di Milano… fatta con gli alberi!

E’ arrivato ormai l’autunno: le prime piogge toccano la pianura, le prime correnti di aria fredda spazzano le chiome degli alberi, fino a far cadere il loro carico di foglie, ormai debilitati dai caldi estivi che ne hanno stremato ogni resistenza. Per terra tappetti di macchie di colore, che vanno dal giallo al rosso, ricoprono strade e aiuole. E’ la grande occasione per capire che alberi abbiamo sotto casa e fuori da scuola o semplicemente abitano con noi, nel nostro quartiere. Le foglie ne rivelano carattere e specie. Platani, Robinie, Ippocastani, Frassini, Abeti, Pini, Pioppi , Cipressi, sono i più comuni, ma a volte in alcuni giardini privati si possono vedere, da dietro le cancellate o i muri di recinzioni, Magnolie, Gingko, Aceri e persino qualche Cedro del Libano. La cosa più buffa è che questi nostri verdi vicini passano per la gran parte dell’anno inosservati e solo quando i rami cominciano a far mostra della loro struttura sfrondata, proprio le foglie sono rivelatrici della loro vera natura. Allora è l’occasione buona per proporre un utile passatempo per i vostri figli: mandateli nel giardinetto più vicino a casa. Dite loro di raccogliere un buon numero di foglie, di tipo e forma tutte diverse e poi dedicate qualche minuto a ricercare insieme, a che albero possono appartenere.

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Foglie adagiate su un tavolo da lavoro

Qui di seguito, a tal fine, vi indichiamo una serie di siti internet che agevoleranno voi e i vostri bambini a individuare specie ed essenze che vivono sotto casa vostra o semplicemente a riconoscere gli alberi grazie al tipo di foglie raccolte. Vedrete che sarà una bella esperienza. I siti come potrete ben vedere sono di diversa matrice: da quelli istituzionali (padovanet.it, cernuscosulnaviglio.it , thegreencorner.it, parcocastelliromani.it ) a quelli più scientifici (crestnc.it), a quelli più divulgativi (foglia-id.com, paysdegueret.info. Sono tutti validi ai fini della nostra ricerca. Scegliete voi quello che più vi aggrada e il più adatto all’età del vostro bambino. Ma al di là delle ricerche, con le foglie si possono fare simpatici esperimenti, con risvolti davvero creativi! Vi ricordo ad esempio che Ciabattinadx, nella prima puntata di Milano by Morning, vi aveva illustrato come possano essere utilizzate nel campo della tintura dei tessuti, le nostre belle foglie raccolte .

Si comincia raccogliendo le foglie... (photo: Luigi Alloni)

Si comincia raccogliendo le foglie… (photo: Luigi Alloni)

Inoltre una volta presa dimestichezza con le essenze vegetali possiamo andare a osservare degli interessanti esemplari, disseminati per le vie di Milano. Come non ricordare allora in questa breve disamina la grande Quercia Rossa di Piazza XXIV Maggio (Porta Ticinese), piantata alla fine della I Guerra Mondiale quale monumento green ai caduti; o l’enorme Cedro dell’Himalaya all’ingresso dei Giardini Pubblici di Porta Venezia (lato Palazzo Dugnani); oppure lo strano Cedro ibrido, incrocio tra un Cedro del Libano e un Cedrus Deodara vicino alla Palazzina Liberty al Parco di Largo Marinai d’Italia; e ancora il vecchio esemplare (molto probabilmente trapiantato e immortalato più volte dai pittori) di Pino di Corsica alla Vetra (lato Basilica di S. Lorenzo); e anche l’antico Platano di Via Astesani /Viale Affori, nei pressi della fermata del tram, conosciuto come “la pianta”; o la Magnolia di Piazza Cairoli, recentemente salvata, dai lavori previsti per Piazza Castello, dopo l’insurrezione degli abitanti della zona; e il Bagolaro di Largo Treves, che ha preso il posto del più vecchio platano tanto amato dalla Vanoni e che fu abbattuto perché danneggiato da un violento nubifragio; e infine, ma non ultimo, il cedro del Libano della martoriata Largo Rio de Janeiro (slargo di Viale Romagna, zona Città Studi), salvato in extremis dalle ruspe al lavoro per il box sotterraneo.

L'autunno visto da Snoopy

L’autunno visto da Snoopy

Insomma, tutto ciò per dire che la cultura di Milano e l’identità dei piccoli milanesi si accresce anche attraverso il nostro patrimonio botanico.

#TreQuarti14: il festival in cui sono i lettori che presentano i libri

10007327_10152505869687632_3723851306928984066_o La vostra ciabattinasx fortunata è di nuovo qua a raccontarvi le sue fortune.

Questa volta sotto forma di un piccolo festival,Tre Quarti di Weekend, che è ancora in corso a Pavia. Io ci sono stata ieri ed è stato molto bello e per questo ve lo racconto. E’ stato ideato da Critica Letteraria, che è un blog di libri, serio come suggerisce il nome, competente e attento.  Attento ai libri che hanno successo. Attento ai libri che passando inosservati. Attento ai libri che ci sono sempre stati, quelli “di catalogo”, di cui facilmente ci si dimentica nell’affollamento di quelli nuovi. E attento ai giovani autori, a cui questo festival è dedicato. Anche se in realtà, e questo è quello che a me è piaciuto tanto, il festival celebra i lettori.

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Sul rapporto tra il libro, l’autore e i suoi lettori molto si è scritto e molto si è discusso. Ma resta certo che senza lettore il libro non esiste, e che ogni lettore mette dentro il libro che sta leggendo molto di sé, e se trova l’occasione per raccontarlo all’autore, l’autore se ne arricchisce, e a volte se ne stupisce.

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L’ho visto succedere ieri, mentre Laura Ingallinella, con piglio dolce e deciso, raccontava il suo libro ad Alessandro De Roma, e per suo libro intendo il libro di Alessandro De Roma, La mia maledizione. C’era una luce, nel modo in cui Alessandro guardava Laura, proprio di stupore e anche di piacere, come dire non sapevo di averci messo tutto questo, dentro il mio libro.

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L’ho visto succedere anche con Gloria Ghioni che aveva letto Quella vita che ci manca di Valentina D’Urbano, e  si meravigliavano, Gloria e Valentina, di aver pianto sulle stesse pagine, di amare e detestare gli stessi personaggi, come farebbero due conoscenti che scoprono di aver amato lo stesso libro per le stesse ragioni.

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E in modo diverso l’ho visto succedere sempre con Gloria Ghioni, che questa volta raccontava ad Annarita Briganti la sua lettura di Non chiedermi come sei nata. E Annarita, che è una combattente e, alla sua 46° presentazione del libro, “rotta ad ogni esperienza”, ascoltava un po’ rapita un po’ trasognata: c’era qualcuno, allora, oh sì, c’era qualcuno che aveva capito da che bisogno profondo ma anche da che scelta precisa nasceva quel libro.

Io non ne ho letto nessuno, di quei libri, e quindi per il momento non posso aggiungere nulla.

E certo non tutti i lettori e le lettrici sono così accurati e così profondi come il gruppo di Critica Letteraria e Tazzina di e Sara Bauducco. Ma l’idea di partire dal punto di vista dei lettori l’ho trovata bella e sensibile e delicata. E il clima del festival era fresco e gentile. La prosopopea, la presunta superiorità di chi legge, l’intellettualismo, non erano stati invitati e non si sono presentati. La serietà, l’entusiasmo, la determinazione, la competenza, la bravura, la dolcezza e l’affettività c’erano, in spades!

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E quindi complimenti e grazie a tutti quelli che mi hanno accolto e reso partecipe di TreQuarti, il festival che invece è proprio intero, e integro!

 

 

L’ARTE DI RITORNARE “COME” BAMBINI.

È poetico pensare che dentro di noi vive una nostra parte bambina. Quel modo di essere non contaminato dalle esperienze, fatto solo di innocenza, freschezza e spontaneità. È con questo pensiero che mi sento di introdurre un tema delicatissimo, esplorato da Urban Times e GV Art Gallery di Londra: il racconto dei traumi scientifici attraverso l’arte. Insieme, un paio di anni fa,  hanno infatti studiato la relazione, il dialogo tra questi universi, analizzando in particolare l’effetto dei traumi medici sulla mente. Il focus è stata la connessione tra arte e Alzheimer.

William Utermohlen: autoritratto

William Utermohlen: autoritratto (foto apparsa su Urban Times)

A tal proposito è stata di grande supporto l’intervista a Patricia, che ha raccontato la sua esperienza di vivere accanto al marito artista William Utermohlen, a cui fu diagnosticata tale patologia nel 1995, senza che per questo rinunciasse a dipingere (scomparve poi nel 2007). I suoi ultimi autoritratti realizzati fino al 2001, rappresentano un racconto davvero unico di come questo male abbia potuto “impadronirsi” della sua mente e dei suoi sensi.

Autoritratti di William Utermohlen: il declino artistico a causa della malattia

Autoritratti di William Utermohlen: il declino artistico a causa della malattia (foto apparsa su Urban Times)

Senza perdersi d’animo l’artista ha voluto procedere adattando stile e tecnica ai limiti che il morbo imponeva alle sue percezioni e alle sue capacità, creando ritratti che testimoniano tali difficoltà. Quanto descritto riproduce fedelmente l’articolo che ho trovato in rete su Urban Times (grazie alla segnalazione dell’amico Paolo Galimberti) e che mi ha tanto colpito. Per una volta non ho desiderio di aggiungere miei commenti che risulterebbero del tutto retorici: la sofferenza umana si spiega da sola, non ha bisogno di inutili parole, è naturalmente condivisa dagli animi. E quando è compartecipata, non c’è esperienza – pur tormentata e penosa – che vada perduta. Qui, la forza delle immagini di William Utermohlen, in un primo tempo legate all’arte figurativa per poi cedere il passo a uno stile minimalista, a parer mio hanno l’energia espressiva e l’essenziale potenza di quelle di un fanciullo. E costituiscono una galleria infinitamente poetica della sua sensibile e coraggiosa umanità.

Cose belle che succedono a Milano. Che è una città accogliente, checché se ne dica

Tutto comincia da Livorno o meglio da Pisa. La ciabattinasx lì è cresciuta, un po’ di tempo fa. Lì ha conosciuto una ragazza che è rimasta sua amica pur nella lontantanza, e che ora sta a Livorno e che è sempre stata intonata e da un po’ ha cominciato a cantare in un coro: il coro Garibaldi d’assalto. Un nome pieno di fierezza come le camicie rosse e gli scialli rossi dei coristi, come il portamento e lo slancio con cui intonano i canti di protesta, i canti sociali e i canti partigiani. Il coro Garibaldi d’assalto ha un fondatore, Pardo Fornaciari, che è anche un ricercatore di canti sociali.

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E il mondo dei canti sociali è così variegato e ricco che un ragazzo sardo 10 anni fa ha deciso di creare un sito che li raccogliesse e ne conservasse la memoria: www.ildeposito.org. E sabato e domenica si è festeggiato il decimo compleanno del Deposito, alla Scighera qui a Milano.

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E abbiamo passato due bellissime serate. La prima, quella di venerdì, dominata da Davide Giromini, fantastico fisarmonicista. Con una faccia un po’ da Nosferatu, una grande intensità e la magia di uno strumento con un suono così ricco e potente che ti invade e riempe completamente. La seconda, quella di sabato, con Anna Barile, Claudio Cormio, Paolo e Isabella Ciarci, Marco Rovelli, Pardo Fornaciari, Giubbonsky, ancora Davide Giromini, e poi una divertentissima jam session.

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E sapete qual è la cosa più bella? Che si cantava tutti. Anche io che sono stonata (lo so, chi canta poi ti dice che non esistono gli stonati, che a cantare si impara ecc, ma io vi assicuro che quando sento gli altri che cantano e me stessa, beh la differenza la sento, non sono mica sorda!). Ho cantato con gusto e sono stata contenta di averlo fatto!

Quindi ringrazio Il deposito per il lavoro che ha fatto, la Scighera per aver ospitato la serata (avrei anche voluto rubare alcune poltroncine vintage con cui hanno arredato la sala, ma mi sono trattenuta), la mia amica per avermi fatto partecipare al canto, e Narciso (che fa parte anche lui del coro Garibaldi d’assalto) per le foto che vedete qui (e aggiungo per chi mi legge abitualmente che le foto non sono mie solo perché avevo dimenticato la macchina fotografica, dopo la prima lezione intensiva con Giacomo Artale sono già migliorata!).

E d’ora in poi se vi viene voglia di cantare, non trattenetevi!