Omaggio a Milano che crea e distrugge

foto "rubata" dal sito della mostra di Arnaldo Chierichetti, grazie!
foto “rubata” dal sito della mostra di Arnaldo Chierichetti, grazie!

Ieri la ciabattinasx è stata invitata ad una bella mostra, Milano tra le due guerre, di Arnaldo Chierichetti, storico fotografo milanese che ha immortalato la nostra città in modo indelebile. La mostra, ospitata a Palazzo Morando dove c’è anche il Museo di Milano,  è ovviamente una selezione di opere, tra cui il racconto dei Navigli fatto nel 29, quando era ormai chiaro e noto che li avrebbero coperti, scorci con negozi e insegne, l’ospedale per le malattie infettive a Dergano, piazza del Duomo con il Duomo in costruzione, nessuna veduta (la città non si presta) se si esclude una panoramica da una mongolfiera e una fantastica vista dall’alto di San Vittore, decisamente troppo bello per essere un carcere!

Ma la cosa bella, che mi ha colpito, è che la visita alla mostra era guidata, e l’elemento che emergeva costantemente era “questo edificio non c’è più, è stato distrutto per farne un altro”. Non distrutto dai bombardamenti (anche se ci sono anche quelli) o da incuria o da forze naturali. No, deliberatamente distrutto per fare posto ad altro.

Ora a me questa sembra una bella metafora di Milano. A me sembra che Milano sia una città che crea e distrugge, che distrugge per creare, che ha un desiderio di cambiare tale per cui è disposta a distruggere qualcosa di bello pur di avere qualcosa di nuovo. A me sembra una qualità. Può darsi che con questa affermazione mi attiri le ire del nostro erreerrearchitetto e di lettori e seguaci, ed è vero che si potrebbe creare senza distruggere. Ma ecco si potrebbe, cioè alle volte non si può. Oppure alle volte è più semplice, buttar giù il vecchio per far posto al nuovo. E del nuovo c’è bisogno. E questo pezzo dell’anima di Milano la rende così diversa dal resto d’Italia, come se fosse l’unica ad essere davvero curiosa e disponibile, l’unica che osa, e che di conseguenza ha una bellezza per niente evidente, variabile, mutevole, ma con una sua persistenza.

una bella vista di piazza Gae Aulenti
una bella vista di piazza Gae Aulenti

Per esempio tutta quella nuova area intorno alla stazione Garibaldi. Architettura moderna, proiettata verso l’alto (cosa che peraltro faceva già il gotico), vetrosa a rispecchiare la luce, verticale a dare un po’ di vertigine e incuterere un po’ di timore. Oggetto di splendide fotografie.

Concludo consigliando caldamente di andare a vedere la mostra, ringraziando Gabriella di Deutsche Bank che mi ha invitato alla visita guidata alla mostra, e dandovi appuntamento ad una prossima puntata sul Museo di Milano…

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