Omaggio a Milano che crea e distrugge reloaded

Concedetemi con poche note di rispondere a Ciabattinasx, che mi ha tirato in causa, all’interno del suo articolo, Omaggio a Milano che crea e ditrugge . Si tratta, per quanti di voi non abbiano avuto modo di leggerlo, di una serie di riflessioni sulla mostra sul fotografo Arnaldo Chierichetti, figura che come appassionato di cose milanesi conosco bene. Il suo famoso negozio di Porta Romana, condotto oggi in maniera oculata (è il caso di dirlo!) da sua figlia Elda, che non si occupa di fotografia, fa parte di quel patrimonio di botteghe storiche del tessuto di saperi  milanesi riconosciuti e pluripremiati.

Una irriconoscibile Milano sull'acqua, da uno scatto di A. Chierichetti

Una irriconoscibile Milano sull’acqua, da uno scatto di A. Chierichetti

Ma, entrando nello specifico, riprendo una serie di punti, ampliando un po’ la visione sulle dinamiche dello sviluppo urbano della nostra città. Ciabattinasx, un’entusiasta fautrice del nuovo (e su questo punto chi non vuole esserlo più di noi, generazione di 40-50ntenni!), pone come questione la capacità della città di autorigenerarsi. Ma c’è anche dell’altro: il vero punto debole di tale ragionamento sta sul perché e sul come. Infatti, se nel dopoguerra le ragioni erano a tutti chiare, e se negli anni ’60, sotto la spinta della crescita demografica della nuova immigrazione dal sud, le esigenze abitative avevano già attirato anche gli appetiti di famelici speculatori edili (basta vedere, fra tutte le varie possibilità, lo stato delle nostre periferie, frutto di quell’ondata di cemento che fu riversata sui territori di frangia!), tra gli anni ’80 e l’affacciarsi del nuovo millennio i fenomeni speculativi si amplificano, sotto la spinta di grandi imprese costruttive e poi di vere e proprie organizzazioni finanziarie, a cui nemmeno le istituzioni riescono a porre un freno. Su questo tema, a chi fosse interessato, indico l’introduzione al percorso  sulle più importanti architetture milanesi, pubblicato su LombardiaBeniCulturali.

Milano che sale (foto di Luigi Alloni)

Milano che sale (foto di Luigi Alloni)

Quindi, non più il nuovo fine a se stesso o per spirito di progresso, ma in nome di una spropositata sete di denaro e di potere. E allora meglio distruggere il brutto per avere qualcosa di nuovo, acquisteremmo, oltre al vantaggio estetico e a una maggiore qualità abitativa, un freno al consumo di suolo dei nostri territori di periferia, dei parchi, o delle ben note aree industriali dismesse della nostra città. In ultimo, Ciabattinasx cita il progetto Porta Nuova, l’immensa area, bloccata sin dal primo PRG (Piano Regolatore Generale) degli anni ’60, e oggi urbanizzata molto al di sopra di qualunque indice di edificabilità in città. Ma anche qui il masterplan iniziale è stato tradito più volte, perdendo lo spirito compositivo di insieme e creando un puzzle di stili, antenne di personalità e interessi diversi, che poco si parlano fra loro. Di tutto ciò salverei solo gli edifici intorno alla neo-piazza Gae Aulenti, per citare una dei protagonisti della Milano degli architetti anni ‘80.

Piazza Gae Aulenti (Foto di Luigi Alloni)

Piazza Gae Aulenti (Foto di Luigi Alloni)

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8 thoughts on “Omaggio a Milano che crea e distrugge reloaded

  1. Vi ringrazio per l’onore derivante dalla pubblicazione delle mie foto.
    Vorrei solo aggiungere che è sì vero che Milano cambia e ri-cementifica quelle aree ormai dismesse e/o obsolete, ma con grande fatica, dubbia interpretazione e prevalenza di grandi interessi finanziari.
    Prendiamo un altro esempio: il quartiere CityLife (ex Fiera). Il rendering del progetto e la sua pianificazione prevedevano il completamento del progetto entro il 2015 (in tempo per l’Expo 2015), con la costruzione di alcune interessanti ed importanti strutture. Ora, il progetto è rimasto in stallo per parecchio tempo, la sua definitiva conclusione è stata rimandata al 2023 e molte delle strutture previste (vedi il Museo di Arte Contemporanea, il terzo grattacielo ed altre) non verranno più realizzate. Nel frattempo i costi, come sempre, sono arrivati alle stelle (tant’è che gli acquirenti delle abitazioni residenziali sono sul piede di guerra) ed il cantiere (a circa un anno dall’avvio dell’Expo 2015) è ancora una desolazione. Attualmente sono state realizzate solamente due aree abitative, un primo grattacielo in costruzione, il parco ridimensionato e da “far nascere”, la viabilità sotterranea…una chimera!
    L’altra area di dubbio gusto interpretativo ed in fase di realizzazione (?) è quella del Portello.
    Visitando queste aree, e forse qualche altra ancora, si fa fatica ad immaginarle “pronte” per il Maggio 2015! e riesce difficile non pensare a quanta speculazione finanziaria (andamento dei costi dei progetti, tempi di realizzazione, completezza dei progetti proposti) ruoti attorno a tutto quanto.

    Grazie e ciao.

    Gigi (un cittadino forse un po’ “ingenuo”)

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